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Dicono di me:


 

Giovanni Scafuro è nato a Napoli e si è formato giovanissimo nelle botteghe degli artigiani del centro: ceramisti, fabbri, falegnami dai quali ha appreso l’arte sapiente del lavoro manuale applicata ed utilizzata da lui per progettare e realizzare complementi d’arredo.

 

Oggi nel suo atelier dal sapore bohemien quasi ci si perde nell’insieme dei suoi manufatti: oggetti di uso quotidiano, lampade, sedie, tavoli, gioielli a cui Giovanni ha dato una nuova veste che, come lui stesso dice, “rappresenta solo un momento, un cambiamento di rotta nella vita dell’oggetto stesso.”.

Il riciclo, il recupero sono una costante del suo continuo processo di sperimentazione.

 

Seduti su un divano anni settanta, attorniati dalla sua cospicua produzione, non è difficile capire qual è il suo vero grande amore perché ci circonda, è ovunque e ci guarda ironica, divertente, pungente: una forchetta rivista in mille modi diversi.

 

Utilizzata come limite per contenere e bussola per orientare la sua ricerca.

Giovanni ne ha fatto una linea di design, FORKINPROGRESS, che comprende gioielli dalle forme essenziali ed evocative, collier, bracciali e anelli d’argento in cui le forchette si attorcigliano come edera o minuti ciondoli portafortuna, racchiusi in ampolle di vetro.

Ma anche complementi per la casa come la lampada Babele, un austero cilindro di luce o Aro' nfizz', prezioso servizio da caffé in ceramica e alpacca in cui le forchette si trasformano in mani che ghermiscono le coppe bianche.

O ancora la serie di specchi, Giotto e Random, progettati utilizzando residui di lastre di plexiglass, ultimo materiale frontiera della sua sperimentazione, dal quale ha preso vita anche una nuova linea di bracciali scomponibili dai colori acidi e le forme ironiche che, neanche a dirlo, ha il nome di Plex-Fork, realizzati con scarti di plexiglass.

Oggetti e materiali sono per Giovanni fonte inesauribile di letture e interpretazioni, al punto che la sua produzione è in continuo divenire, in progress, appunto.

 

Anna Mercurio

 


 

“Consumiamo troppo. Tutto questo spreco non mi piace”


Il napoletano Giovanni Scafuro, classe ’71, ha respirato, giovanissimo, l’aria di botteghe artigiane del centro, credendo però di proseguire in tutt’ altra camminata.

Si è infatti diplomato come perito tecnico delle industrie elettriche e in elettromeccanica. L’incontro con Guido Puca, architetto, designer e artigiano tutto in un unico uomo, gli ha trasmesso la conoscenza di molte tecniche di lavoro mischiate all’utilizzo dei materiali più disparati. “Guardare le cose in un altro modo, con semplicità e ironia” diventa l’imperativo di Giovanni, che decide di aprire un atelier a Milano, propriamente in zona Tortona, centro nevralgico del FuoriSalone.

Il concetto intorno al quale ruota la filosofia di questo instancabile propulsore della creatività si lega al cambio di rotta da dare ad un oggetto. La missione è “liberare gli oggetti dalla quotidianità senza spogliarli della loro funzionalità, per ricollocarli, brillanti di nuova vita, nell’uso giornaliero”.

Il riciclo è punto fermo all’interno di un mondo in cui tutto è pressoché già presente e lo spreco non accenna a diminuire, inoltre usare cose che prima erano altro ha qualcosa di affascinante e romantico, diverte e incuriosisce i clienti.

Il riuso fatto da Giovanni abbraccia vari settori e tipologie di oggetti, ma i bijoux prendono il sopravvento rispetto al resto. Tina, ad esempio, è un anello che prende forma grazie alla termosaldatura di sacchetti di plastica, quindi non ne esiste uno uguale ad un altro. Ri-viste sono invece i bracciali in carta riciclata di riviste e cartone, da indossare per regalarsi ogni giorno una lettura diversa.

Ultima chicca è la spilla Italia, realizzata con scarti di parquet e lamia di impiallacciature colorate, per rendere omaggio ai 150 anni dell’Unità di Italia. Le inesauribili letture e interpretazioni che Giovanni offre proiettano all’interno di una produzione in continuo divenire, o come tiene a sottolineare lui, “in progress, appunto”.


 

Silvia Pisanu

 


 

 

Di lui si è già scritto di tutto….mille articoli molto interessanti sulle sue splendide creazioni…

Ma ora noi ve lo raccontiamo attraverso la nostra umile percezione!


Un ragazzino adulto, finge di non essere famoso, ma quando parli con qualcuno di lui tutti lo conoscono, napoletano, non sta mai fermo e si diverte ancora con le biciclette!!

Noi siamo rimaste affascinate dalla sua semplicità e dal suo sorriso!

Artista, artigiano, designer…anzi “hand designer”…..sarà…..ma noi lo vediamo in maniera un po’

meno formale: come un Merlino dei giorni nostri…..il Primo Alchimista di Stefano Benni in “Elianto” che sotto i comandi del Manovratore (in questo caso il suo cervello) crea e disfa all’infinito nella sua nuova fucina-laboratorio milanese, immerso tra modelli sperimentali, caos di elementi, forze primordiali, pezzi da attaccare, prototipi da montare, aborti, tentativi, abozzi, genialate…e lui lì, al centro, in mezzo a tutto questo ribollire di concept e vite future….il Primo Alchimista!


La sua vera illuminazione è stato l’incontro con la FORCHETTA!

Non più veicolo di bocconi prelibati, ma fonte d’ispirazione, materiale base su cui lavorare e bussola con la quale orientare tutta la sua ricerca. Una sfida, la sua, che già altri creativi avevano colto, come Munari, ma che lui ha saputo concretizzare e personalizzare come nessun’altro prima.

Tutto nasce dalla sua volontà di stravolgere ed interpretare la dignità di utilizzo di questa forma così abituale ed unica, rinnovarla, manipolarla e assencondarla alla sua creatività.

E così prende in mano una forchetta, non una qualsiasi, quella forchetta, e la studia, la sottopone ad una attenta analisi di forma, colore, duttilità, malleabilità e versatilità…..e quando scoppia la scintilla inizia a tagliare, forare, saldare, limare…..TRASFORMARE!

A volte sono ricordi infantili a suggerirgli le idee, il sole e il mare di Napoli sua, i sogni, ….chissà… a volte sicuramente la sua memoria visiva intrisa di gesti e attimi colti fra la gente attorno a lui…forse anche la magia….

Lavora su creature fatte e finite e le migliora, oppure in taluni casi i progetti nascono dalla manipolazione di materiali diversi, tradizionali ed innovativi, spesso combinati e contaminati in soluzioni inedite. E così le sue forchette diventano euforiche, malinconiche, eccentriche, dispettose, fiabesche, provocatorie, estrose, ironiche, poetiche, perverse e a volte fanno cose strane, che mai ci saremmo aspettati di vedere.

….si lasciano conquistare da Giovanni e si assoggettano a traduzioni artistiche che le vedono protagoniste di trasformazioni dal design particolare e raffinato.

Così, almeno noi crediamo, nascono i suoi gioielli, i suoi oggetti, lampade, centrotavola, vassoi, tazze e tazzine, specchi e sedute, le sue sculture poetiche e i suoi alberi magici…..

Quindi non solo forchette, ma anche cucchiai, coltelli e ogni posateria immaginabile….il tutto in Fork in progress….

 

Debora Pace